STATSARDEGNA

Il Secondo dopoguerra in Sardegna.
Profili statistico-demografici

La collana StatSardegna, promossa dalla Biblioteca di Sardegna, si propone di ricostruire, su base censuaria, la fisionomia demografica, sociale ed economica dei comuni della Sardegna nel Secondo dopoguerra, assumendo come fonte documentaria il IX Censimento generale della popolazione, condotto dall’Istituto centrale di statistica il 4 novembre 1951.

Il materiale originario è stato sottoposto dalla Biblioteca di Sardegna a un’articolata rielaborazione analitica che, attraverso il calcolo di indicatori derivati e l’incrocio delle variabili, ne ha moltiplicato il grado di dettaglio, rendendo il dato censuario maggiormente funzionale agli obiettivi della ricerca, e dando luogo a un corpus di oltre 180 mila dati, tra primari e derivati.

La rilevazione Istat del 1951 — prima dell’Italia repubblicana — coglie la società sarda in una fase di transizione, allorché l’assetto agropastorale tradizionale permaneva ancora sostanzialmente integro, ma erano già in atto le dinamiche destinate a dissolverlo nel volgere di un ventennio, con l’esodo verso il triangolo industriale, i processi di industrializzazione e la conseguente disarticolazione delle economie di sussistenza. La documentazione censuaria di quell’anno costituisce pertanto l’ultima rappresentazione sistematica di un equilibrio insediativo di lunga durata, e come tale un osservatorio privilegiato per la storia sociale dell’Isola.

Il disegno della collana è deliberatamente censuario. Una impostazione che risponde a un’esigenza euristica precisa: la sintesi su scala regionale, per la sua stessa natura aggregativa, tende a occultare la variabilità interna, mentre la monografia isolata, pur restituendo compiutamente un caso, non consente il raffronto sistematico. Solo la copertura integrale del territorio permette di documentare in modo controllabile le divergenze fra le subregioni storiche — Barbagia e Campidano, aree interne e fasce costiere — e di distinguere, entro il quadro apparentemente uniforme della ruralità isolana, i centri già interessati da processi di spopolamento da quelli che conservavano intatta la propria vitalità demografica.

Sul piano metodologico, l’indagine muove dal presupposto che il dato censuario richieda elaborazione per divenire informazione storiograficamente utilizzabile. Le rilevazioni ufficiali restituiscono valori assoluti e aggregati; è mediante il calcolo di indicatori derivati — quozienti, rapporti, indici e distribuzioni percentuali — e mediante l’incrocio delle variabili che se ne ricava un apparato analitico capace di evidenziare aspetti che la fonte lascia impliciti. Ciascun saggio applica una griglia interpretativa omogenea, articolata nelle dimensioni della struttura insediativa, della composizione per età e sesso, dello stato civile e dei comportamenti nuziali, dei livelli di alfabetizzazione e dei relativi divari di genere, della stratificazione occupazionale e del regime della proprietà, delle condizioni materiali e igienico-sanitarie dell’abitare.

L’uniformità della griglia analitica costituisce requisito costitutivo del progetto, poiché è condizione della comparabilità: l’adozione dei medesimi indicatori in tutti i saggi consente di collocare ciascun profilo comunale entro un quadro regionale coerente e di sottoporre a verifica, sul terreno quantitativo, generalizzazioni storiografiche formulate sinora su basi documentarie più circoscritte.

La collana si colloca all’incrocio fra demografia storica e storia sociale, e si rivolge tanto alla ricerca accademica quanto alle amministrazioni e alle comunità locali, cui restituisce in forma documentata e verificabile la ricostruzione di una fase decisiva della propria storia recente.

Tutti i contributi sono corredati dell’apparato di metadati necessario alla citazione e alla conservazione.

Il primo saggio pubblicato è dedicato al comune di Sadali.